
De Lisi al congresso SIMIT Sicilia: «La prevenzione in carcere è parte della sanità pubblica»
PALERMO, 1 Ottobre 2026 - «La salute globale passa anche attraverso i luoghi apparentemente più circoscritti della nostra società. Il carcere non è un sistema isolato, ma una parte integrante della comunità e, proprio per questo, la prevenzione in ambito penitenziario deve essere pienamente inserita nel sistema della sanità pubblica».
È uno dei passaggi centrali dell’intervento dell’avvocato Anthony De Lisi, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, invitato come relatore al XVII Congresso Regionale SIMIT Sicilia, dedicato al tema “Migrazioni, vulnerabilità e salute globale: dall’emergenza alla governance sanitaria”.
Un appuntamento che riunisce il mondo dell’infettivologia siciliana e che affronta alcune delle principali sfide della sanità contemporanea: dalle malattie emergenti alle infezioni correlate all’assistenza, dall’antimicrobial stewardship all’infection control, fino alla prevenzione e alla gestione dell’HIV/AIDS.
La sessione dedicata a “Migrazioni, vulnerabilità e salute globale: dall’emergenza alla governance sanitaria”, presieduta da C. Camponi, Anthony De Lisi e Alberto Firenze, ha visto una significativa presenza istituzionale e sanitaria. Tra i partecipanti l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, il direttore dell’ASP 6 Alberto Firenze, il direttore generale dell’IRCCS Policlinico di Palermo Walter Messina, il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
Nel suo intervento, il Garante De Lisi ha posto l’attenzione sulle particolari condizioni di vulnerabilità presenti negli istituti penitenziari e sulla necessità di rafforzare prevenzione, screening, vaccinazioni, diagnosi precoce e continuità assistenziale.
«La prevenzione delle infezioni – ha sottolineato De Lisi – non può fermarsi alle mura dell’istituto. L’ingresso in carcere, la permanenza e la dimissione rappresentano fasi differenti di uno stesso percorso sanitario. È quindi fondamentale il collegamento tra medicina penitenziaria, servizi territoriali, strutture ospedaliere e servizi di prevenzione».
Il Garante ha inoltre evidenziato come gli istituti penitenziari possano rappresentare un importante luogo di intercettazione precoce delle condizioni di rischio, attraverso screening e vaccinazioni, soprattutto in una popolazione caratterizzata da differenti provenienze geografiche e culturali.
«La sfida – ha concluso De Lisi – è passare dalla gestione dell’emergenza a un modello capace di anticipare il rischio, garantire la continuità delle cure e proteggere contemporaneamente la persona e la collettività».
